15 L'Originaria o Pizzica ti Santu Vitu in La minore (Tradizionale di San Vito dei Normanni)
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Registrazione del 4 Gennaio 2009 in via Raffaello (microfono singolo).
Èla pizzica sanvitese più conosciuta, suonata a violino, come nella migliore tradizione della terapia sanvitese. Nello stacco qui il mandolino parte con una pizzica recente “da tavolo” di Fernando, un breve tuffo nell'odierno per poi mischiare le carte e tornare all'originaria, come gli anziani chiamavano la classica pizzica in La minore. Il mandolino fino alla fine continua su una linea propria che incrocia la melodia tradizionale. Versione assolutamente improvvisata, come tutto quello che di strumentale c'è su questo cd, si è voluto riportarla perché ci sembra molto bella nella sua naturalezza, nonostante la qualità del suono sia opacata dal microfono unico che avevamo ed a cui ci avvicinavamo o allontanavamo a seconda dello strumento che prevaleva. Come nella tradizione di Vincenzino Vita nella sua barberia questa pizzica è senza canto. Anche nelle terapie di tarantismo la squadra dei fratelli Vita si distingueva perchè il canto compariva molto meno rispetto alle altre squadre.
Da quando fu fatta conoscere al vasto pubblico della pizzica dai coniugi Sabatelli, Rita Lelli e Vincenzino Vita nell’incisione del 2000 di “Tre violini”, questo antichissimo brano della tradizione del tarantismo sanvitese è ormai diventato immancabile in qualsiasi incontro di questa musica. È una delle pizziche più apprezzate per la sua bellezza, complessità e per quel tipico carattere della tonalità minore che la rende triste e arcana. La si può ascoltare addirittura in lande lontane e brumose della Lombardia con provetti suonatori della zona. In paese con le “epidemie” di tarantismo che si verificavano annualmente ed in virtù della rarità di violini attivi nella zona, erano chiamati a curare anche nei paesi del circondario, ed in un caso anche nella provincia di Lecce, come successe a Costantino.
Sono tanti gli episodi che si possono raccontare di queste missioni “all'estero”, che comportavano la sera precedente una prima andata di prova (i familiari della malata o del malato si occupavano di trovare un mezzo per portare i suonatori) per verificare se fosse veramente tarantismo, se rispondeva cioè ai suoni. Se diagnosi veniva fatta, la mattina seguente si partiva, dopo aver avvisato i vicini della bottega che sarebbe stata chiusa per ragioni di ordine superiore... e questo su e giù durava per tutti i giorni della terapia. Con le macchine e le strade di allora era una bella impresa. Si ricorda di una terapia a San Michele Salentino quando le andate e ritorni furono fatti con un biroccio a giumenta carico di strumenti e suonatori.
Quella volta a svettare su tutti c'era il bombardino, usato nei casi di taranta sorda. Nell'ora per percorrere gli otto km con gli strumenti addosso avranno anche suonato e cantato, una musica che viaggiava tra gli ulivi secolari e le spianate luminose delle masserie.
Alberta cerca di racchiudere in questo brano i ricordi trasmessigli dal padre sulla tecnica che Costantino usava al violino, dall'arcata forte, morbida e pulita e quanto appreso da Luigi Stifani di Nardò, l'ultimo grande violinista del tarantismo scomparso nel duemila, con cui ha avuto modo di suonare ancora bambina. Musico quest'ultimo dal suono aspro e spigoloso, si potrebbe dire “tutto nervi” quando imbracciava il violino.
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